24.6.12

A chi tocca?



E adesso chi vuole prendere il bouquet ?
Un bacio a tutti voi.




Il blog chiude per le ferie estive. 
Riaprirà a settembre.



17.6.12

ARISTOCRATICO




Il buonsenso è la migliore qualità di un cavallo e lo trattiene dallo scommettere sugli umani.


Un nome per un cavallo è un bel problema.



Ho sfogliato alcune riviste. Ce ne sono alcuni dolci come For pleasure o Don't tell me more, altri originali come 'facciamo paradiso' o storici (credo, a detta di Andrea) quali 
Nearco,Fra' diavolo,Ribot. 

Alla fine ho scelto di getto : Holden. 

Dimenticavo: Holden è il mio regalo (sì e anche di Andrea) per i futuri sposi : mio futuro genero Richy e la mia dolce figliola Ilaria. 

Se penso che tra sette giorni andrà all'altare mi viene da piangere adesso. E so che piangerò.... 

Sì Holden mi piace !

Buona settimana di caldo a tutti.

Simona.




13.6.12

In cucina / costolette di agnello con erbe e miele





Lentamente con destrezza e passione vi propongo le mie Costolette di agnello con erbe e miele. 

Perchè il cibo ha bisogno di cotture lente. I miei genitori in Calabria mi dicevano da piccolo :"ricorda la mente vuole modellata la sua connessione al cibo con la terra. E la terra è lenta, ha bisogno dei suoi ritmi." Mio padre era un semplice casaro, aveva un piccolo oliveto di famiglia, un vigneto che bastava alle esigenze di sette figli mascoli e tre femmine e le capre della fattoria del padrone per cui le accudiva, una capra per il latte, due cani trovatelli e si beveva il caffè di cicoria. Insopportabile...



Ingredienti
- 1,5 kg si spalla d'agnello ben tagliato
- una manciata di camomilla (circa  il contenuto di 4 bustine )
- ½ mazzo fresco timo 
- 3/4 rametti freschi di rosmarino 
- 8 foglioline di salvia preventivamente tritate grossolanamente
- 1 cucchiaio da caffè di origano
- sale e pepe nero appena macinato 
- 1 limone ( solo il succo )
- 1 cucchiaio da primo piatto di un buon miele
- 2 cucchiai abbondanti di olio d'oliva
- acqua quanto basta per amalgamare il tutto


Mia madre e le due nonne sapevano vivere della terra, sapevano come coltivare le verdure e conservarle per i mesi invernali, come fare il pane nero che serviva per tutto l'inverno, ma come condivano le fr'sell (friselle o tarallo di grano duro) era tale e quale al paradiso. Sapevano come fare la pasta con solo farina e acqua, persino a rotare intorno a un ferro da calza per fare il famoso fusillo calabrese.


Metodo di preparazione
Preriscaldare il forno a 200C. Con la punta di un coltello caldo, fare piccoli tagli superficiali attraverso lo strato esterno della pelle o nel grasso della spalla di agnello, ma non nella carne. 
Mescolare la camomilla secca, il timo, il rosmarino, la salvia e l'origano in una ciotola. Condite con sale e pepe nero appena macinato.
Spalmare una manciata di miscela di erbe nella pelle dell'agnello, massaggiando bene tutta la carne.
Sistemare il restante della miscela d'erbe sul fondo di una casseruola con coperchio. Mettere l'agnello in casseruola, poi spremere il succo di limone sopra la carne.


"Ricorda Beppe di prendere il grano al mulino !" E io tornavo a casa ricoperto dalla testa ai piedi, immerso nella farina bianca. Profumava di sole e di giorni che lentamente si ripetevano. Ricordo il mare che chiamava da lontano come una sirena. Avevo voglia di un bel libro, quelli con la copertina tutta ricamata. Era una gioia leggere sotto un albero guardando l'orizzonte, senza pensieri e il profumo della cucina nell'aria. La lettura abbinata a quel vento leggero risvegliava  l'appetito. E in cucina si procedeva lenti, con ritmi semplici e chiari.


Mettete con dolcezza il miele sopra la parte superiore dell'agnello e versate sopra un pò di olio d'oliva. Versare l'acqua nella casseruola, poi mettete il coperchio. Trasferite il tutto finalmente al forno per farlo cuocere per ben 2 ore e mezza. Controllate il tutto dopo un'ora : se l'agnello va assumendo un po 'di colore bene, altrimenti abbassate la temperatura. Se l'acqua è evaporata, aggiungetene un po 'di più per mantenere l'umidità giusta nella casseruola.
Dopo le 2 ore e mezza la cottura la carne di agnello è avvenuta.
Togliere dal forno e lasciatela riposare per 5/10 minuti.
Per servire, con un coltello e forchetta, tagliate grossi pezzi di carne via dall'osso e sistemate il tutto in un bel piatto da portata. Un segreto sopra al tutto una velata dose di menta arricchirà il sapore.






Questo è tutto.
Buona cucina a tutti.
Beppe.


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Post n° 14 : Simona -  

Un uomo fascinoso... 




9.6.12

Invisibile ma tangibile




Mi fermai improvvisamente davanti al suo viso e l'osservai, per quanto tempo non lo avevo visto? Nel corso della mia vita ci sono stati molti momenti in cui mi sono fermato a riflettere sul mio comportamento, sui miei sentimenti nei suoi confronti, ma in quel momento era come se qualcosa in me fosse improvvisamente cambiato, lo vedevo finalmente come quello che era veramente e cioè semplicemente un uomo. La mente prese a vagare alla ricerca disperata di ogni singolo ricordo, di ogni singola azione o movimento, di qualcosa che giustificasse il fatto che fino a questo momento non l'avevo mai davvero visto per quello che era.

La mia infanzia mi si ripresentò in tutta la sua realtà ed io mi lasciai prendere per mano e mi lasciai accompagnare nei miei ricordi più profondi.

I giorni passati nella vecchia casa avevano il sapore e il calore di qualcosa di buono; nella semplicità nella nostra vita era evidente il passaggio di persone "normali", di eventi assolutamente normali. La nostra numerosa famiglia viveva come tante altre famiglie di un piccolo paesino del Brasile, modestamente e senza pretese; i nostri genitori, figli di nostro nonno, i due più grandi già si erano affacciati al mondo del lavoro ed erano partiti per l’Italia uno, per la Gran Bretagna l’altro. Avevano lasciato quel paese troppo piccolo e soffocante e avevano cercato una boccata d'aria e una speranza in più verso altri luoghi meta delle loro fantasie giovanili. La figura di mio nonno mi appariva quasi offuscata, come un disegno appena accennato con la matita, spesso non riuscivo a definirne i contorni e lasciavo che la sua presenza mi scivolasse accanto senza troppo rumore.

Io Paolo non riesco ad immaginare nostro nonno da bambino, io, ultimo di quattro figli, l'avevo sempre visto "anziano" già troppo avanti con l'età per capire le mie esigenze di bambino, che viveva in quel paese lontano dal Brasile. Io Albero lo ricordo molto più vecchio dei nonni di tutti gli amici che passavano nella tenuta, che venivano a giocare con noi cugini ormai stranieri, per loro; per questo motivo mi sembrava quasi che lui fosse sempre stato grande. Molto probabilmente questa nostra visione della sua vita non si scostava molto dalla realtà. Lui non parlava mai della sua infanzia e le poche volte che lo faceva accennava al lavoro nei campi, alla scuola che non aveva mai conosciuto… 
Per molto tempo Paolo, il fatto di avere un nonno che non era mai andato a scuola mi riempiva di vergogna, pensavo che fosse inconcepibile dover ammettere con i propri amici che negli anni ottanta mio nonno sapeva a malapena scrivere il suo nome. Io Albero, con gli anni ho capito che dovevo vergognarmi solo di me stesso a pensarla come te e delle mie parole non dette, come dovevano vergognarsi tutti coloro che per lo stesso motivo lo avevano umiliato e offeso senza che lui nemmeno se ne rendesse conto. Quel vecchio che era cresciuto coltivando i campi, sotto il sole, che rideva sempre, ma che non sapeva scrivere.

Con la nonna aveva uno strano rapporto, non sono mai riuscito a capire se a modo loro si sono voluti bene, eppure il loro matrimonio è durato cinquant'anni e nel bene e nel male sono andati avanti insieme accorgendosi d'avere bisogno l'uno dell'altra soprattutto nei momenti in cui uno dei due non stava bene, ma forse chissà che non sia proprio questo l'amore vero... Tu che dici? 

Per tanti anni ha lavorato per noi per permettere ai nostri genitori una vita dignitosa, senza mai possedere nulla di suo, senza mai una pretesa di successo o di un ringraziamento speciale; la medaglia ricevuta qualche anno fa per essere stato il primo contadino brasiliano a investire nel commercio solidale lo riempì d’orgoglio.

Se oggi mi fermo ad esaminare la sua vita mi accorgo con orgoglio che ha costruito più lui che una qualsiasi altra persona, magari più importante, sicuramente più colta, ma che altrettanto sicuramente non ha dato un contribuito così ampio alla società.

Ora che penso a lui, leggo sul suo volto le tracce della sua vita, ogni ruga mi riconduce agli anni di sacrificio silenziosi e a volte spietati, per poter dire ad alta voce che i suoi figli non dovevano avere nulla da invidiare a nessuno, che tutti si erano saputi costruire una vita, una famiglia, una casa... quella casa che a cui si era attaccato ad ogni singolo mattone, costruzione che gli uomini e il tempo avevano da sempre cercato di portagli via... Ma... i suoi figli no, i suoi nipoti avevano la loro casa, e i figli dei suoi nipoti crescevano con la consapevolezza che ovunque fossero sparsi nel Mondo molti anni addietro un uomo aveva contribuito a saldare il loro debito con la vita con il sudore delle sue braccia.
Oggi Albero, mi accorgo più che mai della sua fragilità, me ne accorgo ripensando a quelle volte in cui la memoria gli giocava un brutto scherzo e lui si perdeva al centro di una stanza, immobile e per pochissimi secondi non ricordava più dove era o dove stava andando. Paolo, mai nella sua vita ha intrapreso un viaggio, non ha mai villeggiato come la nonna girovaga (a cui tu somigli) e respirato sapori e odori di altre terre. Pensava che il mondo fosse tutto lì, nella sua piccola città e che l'Europa così lontana e incomprensibile era soltanto una storia che gli raccontavano da bambino, una favola inafferrabile. Quei suoi occhi così piccoli e sempre smarriti, non hanno mai visto il mondo, nemmeno alla televisione davanti alla quale, spesso, si addormentava stanco e che spesso accendeva solo per vederne i colori senza capire una sola parola detta.
I nomi che sbagliava e per i quali si lasciava prendere in giro, le frasi a volte incomprensibili.

Quel bambino che non sono mai riuscito ad immaginare, oggi mi appare chiaramente davanti agli occhi; un bambino che piange disperato davanti a qualcosa che non conosce, la solitudine, perché sicuramente nella sua vita gli sono mancate tante cose, ma una è certo non l'ha mai conosciuta. Lui non è mai stato solo, nella sua semplicità ha saputo tenere legate a se le persone della sua vita e nonostante i suoi difetti, le mancanze, ha saputo aggiungere qualcosa di più che ha reso i legami, con le persone della sua famiglia, indissolubili.

Lui l'uomo invisibile che camminava per la strada senza mai essere riconosciuto da nessuno, lui l'uomo invisibile che nonostante fosse analfabeta non abbassava mai lo sguardo.


Non ha mai conosciuto il senso di inadeguatezza perché per tutta la sua vita è sempre stato forte di una cosa sola, della sua unica ricchezza: la famiglia, costruita con orgoglio e sacrificio sempre nell'ombra, ma mai di nascosto, che oggi lo rendono ai nostri occhi ancora quello che fu, semplicemente un uomo.





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Post n° 13 : Peppe -  In cucina 


7.6.12

MAMMA LI ARABI






L'immigrazione islamica è uno dei temi più dibattuti dall’opinione pubblica. A qualunque latitudine. Dopo le gli attentati alle torri gemelle in Europa è al centro di molti dibattiti. Ma sostanzialmente, da una parte ci sono gli ideologi multi-culturalisti e dall’altra i loro oppositori, definiti xenofobi o razzisti. 
In Svizzera, il dibattito sulle implicazioni dell’immigrazione islamica, ha avuto il suo apice con la votazione popolare sull’iniziativa sul divieto di costruzione di nuovi minareti, che ha permesso di estendere le discussioni con un grado di capillarità mai visto prima.
Per cercare di dare un contributo informativo un po’ più dettagliato, vi proponiamo questo post che ha l’obiettivo di fornire cifre, fatti e analisi relative a un contesto prettamente europeo, che vi permetta di farvi un'idea precisa. Senza ideologie o ideologismi.
Cominciamo con un paio di curiosità storiche che, se lette oggi, sembrano delle profezie in stile Nostradamo. Hilaire Belloc, scrittore britannico, ebbe a scrivere nel lontano 1938: "Gli occidentali hanno dimenticato tutto dell'islam. Non sono mai venuti in contatto con esso. Danno per scontato che sia ormai in declino e che in ogni caso sia solo una religione straniera che non li riguarda. In realtà, è il nemico più formidabile e persistente che la nostra civiltà abbia mai conosciuto, e da un momento all'altro potrebbe ridiventare minaccioso come in passato. Ho sempre reputato possibile, e persino probabile, una rinascita dell'islam, prima o poi, e temo che un giorno i nostri figli o nipoti vedranno rinnovarsi il tremendo conflitto tra la cultura cristiana e quella che per più di un millennio è stata la sua grande antagonista."  Nel 1883, Ernest Renan, filosofo, e storico delle religioni disse: "Quei liberali che difendono l'islam non lo conoscono. L’islam è l'unione inscindibile tra spirituale e temporale, è il regno di un dogma, la catena più pesante che l'umanità abbia mai portato. Nella prima metà del medioevo, l'islam tollerò la filosofia perché non era in grado di fermarla; non poté fermarla perché non possedeva ancora l'unità e la forza necessarie a seminare il terrore. Non appena ebbe a disposizione masse di fedeli ardenti, fece terra bruciata. Il terrore religioso e l'ipocrisia erano ordinaria amministrazione. L'islam è stato liberale nei momenti di debolezza e violento nei momenti di forza. Non rendiamogli onore per quello che non è stato in grado di sopprimere."


Questi due interventi dimostrano che la percezione dell’islam quale minaccia per la civiltà Occidentale, non è nata solo dopo l’11 settembre 2001,anche perché l’islam non è mai cambiato nel corso dei suoi 1'400 anni di storia. Ma anche allora esistevano ammiratori della civiltà musulmana, tra i quali Goethe e Carlyle, che tendevano a sottolinearne i pregi. Questa corrente di pensiero non si è mai sopita ed è divenuta, fino a qualche anno fa, quella maggioritaria, al punto che si veniva spesso indotti a pensare che l'Europa avrebbe dovuto essere riconoscente all'islam per la sua secolare ostilità nei nostri confronti. Il sociologo tedesco di origine siriana Bassam Tibi, che tra gli studiosi dell’attuale generazione è senza dubbio il più ossequioso nei confronti dell’islam, scrive: «Senza la slitta dell'islam, l'Occidente cristiano di Carlo Magno non sarebbe mai esistito». L'influenza del mondo musulmano sulla farmacologia e sulla poesia e la conservazione di molte opere di filosofi greci durante il medioevo. Tuttavia, negli ultimi tempi, si è assistito ad una presa di coscienza da parte di un’ampia schiera di popolazione europea e molte persone hanno cominciato a pensare che, se negli anni ‘50 e ‘60, epoca in cui cominciarono ad arrivare migranti dalla Turchia, dall'Algeria e da altri paesi, gli europei avessero saputo che mezzo secolo più tardi nel loro continente ci sarebbero state migliaia di moschee, non avrebbero mai permesso che ciò accadesse.


Immigrazione e fertilità islamica
In Europa ci sono circa 20 milioni di musulmani, contando anche i milioni di musulmani nativi dei Balcani.
Le maggiori concentrazioni sono in Francia 5 milioni, in Germania 4 milioni e in Gran Bretagna 2 milioni.
In Inghilterra predominano i pakistani e i bengalesi; in Francia, Belgio e Spagna sono più numerosi gli arabi; in Germania i turchi; ma in tutti i paesi europei, l'islam è fondamentalmente un miscuglio di persone provenienti da tutto il mondo musulmano.
La forte concentrazione di queste popolazioni potrebbe finire per moltiplicare la loro influenza. 
Oggi a Londra vivono 1 milione di musulmani, ossia un ottavo della popolazione.
Ad Amsterdam, i musulmani costituiscono più di un terzo dei credenti, superando i cattolici nonché tutte le varie confessioni protestanti messe insieme.


I musulmani dominano o mirano a dominare alcune importanti città europee, tra cui, per esempio, Amsterdam e Rotterdam in Olanda; Strasburgo e Marsiglia (e molti sobborghi parigini) in Francia; Duisburg, Colonia e i quartieri berlinesi di Kreuzberg e Neukölln in Germania; Blackburn, Bradford, Dewsbury, Leicester, East London e la periferia di Manchester in Inghilterra.
Questi luoghi, dato che l'immigrazione non si ferma e il potere elettorale e la consapevolezza politica dei musulmani aumentano, hanno un carattere sempre più marcatamente musulmano.


Un sondaggio condotto in Germania nel 2007 poneva la seguente domanda: «Quando sente la parola "islam", che cosa le viene in mente?». Il 93% rispose «oppressione delle donne».


Il National Intelligence Council degli Stati Uniti, prevede che entro il 2025 la popolazione musulmana d'Europa raddoppierà in misura uniforme in tutto il continente.


Ma non è solo l'immigrazione a causare l'aumento della presenza islamica in Europa, bensì anche la maggiore fertilità degli immigrati rispetto ai nativi e questo riguarda soprattutto i musulmani.
La religiosità, è l'indicatore di fertilità più attendibile. Osservando il caso britannico, il sociologo Eric Kaufmann, ha notato che i caraibici e gli slavi hanno rapidamente adottato lo stile di vita laico (e il basso tasso di natalità) della società britannica, mentre la seconda generazione di musulmani bengalesi e pakistani ha mantenuto suppergiù le stesse abitudini religiose (e lo stesso tasso di fecondità) della generazione precedente.
Nel 1991 a Birmingham i pakistani erano il 7,1% della popolazione. Si calcola che entro il 2026 saranno il 21%, ossia quasi il triplo.
Il Barrow Cadbury Trust, ente che ha raccolto i dati, sottolinea come «l'aumento sarà probabilmente causato sopratutto dalla popolazione giovane già residente a Birmingham, piuttosto che dall'immigrazione».


L'Austria offre un buon esempio per studiare i divari di crescita demografica tra nativi e stranieri. Essa ha avuto una forte immigrazione non europea ed è fra i pochi a censire anche la religione dei residenti.
In Austria, il tasso di fertilità totale delle cattoliche è di 1,32 bambini per donna. Il dato scende a 1,21 per le protestanti e allo 0,86 per le laiche. Il tasso complessivo di fertilità delle musulmane è di 2,34.


Tale divario può sembrare poco significativo - in fin dei conti, nel periodo del boom demografico in America si registravano livelli ancora più alti - ma i suoi effetti crescono rapidamente.
Secondo quattro studiosi dell'Istituto demografico di Vienna, entro la metà del secolo, l'islam potrebbe essere la confessione religiosa predominante tra i cittadini sotto i 15 anni; i cattolici austriaci, che nel XX secolo costituivano il 90% della popolazione, entro la metà del XXI potrebbero scendere sotto il 50%.


In Belgio, la comunità marocchino-belga ha un tasso di natalità due volte e mezzo più alto rispetto alla popolazione nativa.
A Bruxelles, i cui residenti sono per un quarto cittadini stranieri, più di metà dei bambini (57%) nati nel 2006, erano figli di musulmani, e i sette nomi più comuni fra i maschietti erano: Mohamed, Adam, Rayan, Ayoub, Mehdi, Amine e Hamza.


Auto isolamento e auto segregazione islamica
Nel 2005 Trevor Phillips, presidente della Commission for Racial Equality, dichiarò che la Gran Bretagna «si stava inconsapevolmente avviando verso la segregazione».
Questa tendenza all'isolamento riguardava soprattutto pakistani e bengalesi. Phillips osservò che il numero di cittadini britannici di origine pakistana che viveva in autentici «ghetti» - luoghi in cui almeno due terzi dei residenti appartengono a un gruppo etnico specifico - era triplicato nel corso degli anni ‘90.
In alcune città britanniche, come Bradford e Leicester, quasi il 15% del campione considerato risiedeva in ghetti, percentuale paragonabile a quella dei neri in città come Miami e Chicago, che non sono certo modelli di relazioni interrazziali.
«Alcune minoranze si trasferiscono in zone medio-borghesi a minore concentrazione etnica», disse Phillips, «ma chi rimane tende a rinchiudersi ulteriormente.»


Quando un quartiere della periferia orientale di Helsinki (tra le capitali europee che hanno conosciuto meno immigrazione) si riempì così tanto di somali da guadagnarsi l'appellativo di «Via Mogadiscio», la giunta comunale propose la costruzione di abitazioni di lusso nella zona.
La presenza di persone facoltose, tuttavia, non attenuò l'isolamento e la disoccupazione dei somali. Non fece altro che sostituire la segregazione tra quartieri con la segregazione all'interno dei quartieri.


Il quartiere residenziale di Rosengard, nella periferia di Malmö, si trasformò con una velocità straordinaria.
Il 90% delle donne portava il velo (persino quelle che prima di arrivare in Svezia non lo indossavano e le loro figlie nate in Svezia).
Rosengard non era un luogo pericoloso sul piano della criminalità e del consumo di stupefacenti, almeno non in prima battuta. Ma era inquietante dal punto di vista politico, perché era diventato un luogo assolutamente non svedese. Nel dicembre del 2008 ci furono gravi sommosse, con tanto di molotov e bombe artigianali.


In occasione di un convegno di esperti di migrazioni tenutosi in Italia nell'estate del 2006, alcuni mesi prima che scoppiassero le rivolte in Francia, un ministro europeo pronunciò ufficiosamente una diagnosi sconfortante. Aveva parlato delle prospettive d’integrazione degli immigrati con un collega di un paese dove l'immigrazione di massa era un fenomeno più antico. «Era molto pessimista», disse il ministro. «Secondo la sua esperienza, nei quartieri difficili la seconda generazione è peggiore della prima e la terza ancora peggiore della seconda.»


Nel 2004 i Renseignements Généraux, i servizi segreti francesi, condussero un'indagine su centinaia di quartieri a forte presenza musulmana, riscontrando una ghettizzazione di carattere religioso in metà di essi.


Nel 2005 il giornalista inglese Rod Liddle vide delinearsi un primo abbozzo di stato musulmano in Europa. Scrisse che c'erano già diverse «città e metropoli, da Rennes, al Sud, passando per Lilla, Bruxelles, Anversa, Zeebrugge, Rotterdam, Brema, fino ad Aarhus, in Danimarca, all'estremo Nord, dove la popolazione musulmana si avvicina o supera il 20% del totale (e in alcuni casi costituisce addirittura la maggioranza)».


Nel 2002 un inmam di Roubaix, in Francia, si rifiutò di incontrare Martine Aubry, sindaco di Lille ed ex ministro del Lavoro, nel proprio quartiere, dicendo che era territorio musulmano e che sarebbe stato haram (impuro) accoglierla proprio lì.


Ad Aubervilliers, paesino appena a nord della Parigi périphérique (ormai così densamente popolato da nordafricani e musulmani che molti bambini il venerdì stanno a casa da scuola per prepararsi alle preghiere), il consiglio comunale decise di introdurre nelle piscine pubbliche orari per soli uomini o sole donne, in ossequio al pudore delle donne musulmane.


Nella città di Dreux, in Normandia, e anche in Danimarca, scoppiò un putifèrio perché nelle mense scolastiche non veniva servita carne halal.


A mezzo secolo dall'inizio dell'immigrazione turca in Germania - osservò l'etnografo turco-tedesco Rauf Ceylan - nei caffè, nelle moschee e nei negozi di parrucchieri di Neufeld, vicino a Duisburg, tutti continuavano a parlare turco, persino i giovani nati in Germania.
I locali frequentati dagli uomini erano divisi per appartenenza politica, e la politica che li divideva era quella della Turchia, non della Germania.


Violenza, criminalità e rivolte islamiste
La violenza dei quartieri musulmani era forse l'ostacolo principale sulla via dell'integrazione e dell'inserimento sociale. Gli immigrati erano responsabili di una notevole parte dei crimini commessi in tutti i paesi europei, e in alcuni di questi addirittura della maggior parte.


Il 26% dei detenuti nelle carceri svedesi è costituito da cittadini stranieri.
Tra coloro che devono scontare pene più lunghe di 5 anni - inflitte in Svezia solo per crimini gravi come traffico di droga, omicidio e stupro - all'incirca la metà è composta da cittadini stranieri, escludendo i nati all'estero divenuti svedesi.
Fra gli immigrati, i musulmani sono particolarmente inclini alla violenza. Secondo il sociologo Farhad Khosrokhavar, l'islam è ormai «probabilmente la prima religione nelle prigioni francesi ».


Benché sia difficile stabilire cifre precise, i musulmani costituiscono il 50% dei detenuti in molte carceri francesi, e fino all'80% in quelle ubicate nei pressi delle banlieues.
Nel 2005 c'erano stati duecento casi di rivolte isolate in vari luoghi della Francia.


Chi erano i rivoltosi?
Erano forse ammiratori della cultura maggioritaria francese, frustrati dalla propria impossibilità di accedervi su un piano di parità?


Oppure aspiravano a distruggere una società che disprezzavano, per la sua ipocrisia e la sua debolezza?


A distanza di anni, l'opinione pubblica francese non aveva trovato il minimo accordo neppure sui motivi delle rivolte.
Nelle discussioni politiche o sui media si tendeva ad afferrare la prima spiegazione disponibile: le rivolte nei quartieri poveri erano solo una risposta al razzismo ufficiale e a qualche forma di esclusione.
Non era chiaro, tuttavia, in quali modi questo presunto razzismo si fosse concretizzato.
Le spiegazioni erano fondamentalmente due. La prima era che le autorità francesi trascuravano le banlieues, ipotesi improbabile in un paese che stanziava l'1,9% del PIL per le case popolari.
La seconda era la violenza e la brutalità della polizia, ancora meno probabile.
Centinaia di video girati durante le rivolte del 2005 rivelarono ben pochi casi di eccesso di zelo, e ancor meno di violenze gratuite da parte delle forze dell'ordine.
In centinaia di migliaia di ore lavorative passate ad arginare le violenze e le devastazioni, non è stato ucciso un solo ragazzo islamico riottoso.


Le accuse alla polizia avevano un che di convenzionale. Il magistrato di sinistra Jean de Maillard, dopo l'ennesima ondata di rivolte nel dicembre del 2007, sorprendentemente disse che alcune banlieues erano diventate zone di non-diritto, e non perché la polizia fosse più debole sul piano militare, bensì perché i residenti resistevano a qualsiasi intervento della polizia, anche il più moderato.
Pensare di poter placare i ghetti con interventi più morbidi da parte delle forze dell'ordine era una pia illusione. Srisse de Maillard:
non si possono utilizzare i vigili urbani in una società tanto malata e lacerata e i cui membri si ribellano apertamente contro di essa. La polizia è un mezzo, non un fine. [...] La polizia non è più considerata legittima in queste banlieues [...] e non può più esercitare il minimo controllo senza provocare rivolte ed essere tacciata di razzismo.


Che la polizia fosse divenuta più violenta e brutale era improbabile, mentre era indubbio che le strade della Francia fossero divenute più pericolose.
Nel 2002 le statistiche dell'Unione Europea rivelarono che in Francia si registravano annualmente 4’244 reati ogni 100’000 residenti, dato superiore persino ai tanto disprezzati Stati Uniti».
Probabilmente non è stato un caso se proprio nel 2002 il Fronte Nazionale di Jean-Marie Le Pen, partito dichiaratamente di destra, è riuscito a raggiungere il ballottaggio alle elezioni presidenziali, scalzando i socialisti come secondo partito.


Tenendo conto dell'origine nordafricana di buona parte degl’immigrati francesi, della presenza militare occidentale in Iraq e in Afghanistan e della paura del terrorismo jihadista diffusa in tutti i paesi europei, era naturale chiedersi se i rivoltosi non stessero imboccando la strada del fondamentalismo islamico di stampo palestinese.


Nel 1995 dalle banlieues francesi era partita un'ondata di attentati islamisti.


Khaled Kelkal, un giovane simpatizzante del Gruppo islamico armato (GIA) algerino proveniente dal quartiere lionese di Vaulx-en-Velin, aveva messo una bomba su un treno a Parigi e in una scuola ebraica di Lione.
Al momento delle rivolte del 2005, altri lionesi furono deportati a Guantanamo perché sospettati di terrorismo e legami con al-Qaeda.


L'islam sembrava rivestire un'importanza centrale per i ribelli. Il 31 ottobre 2005 le sommosse, che pure parevano ormai alla fine, tornarono a divampare in seguito all'esplosione di una bomba lacrimogena vicino a una moschea di Clichy, che fu interpretata come una provocazione.
Nel tentativo di pacificare gli animi, la polizia chiese addirittura scusa ai leader musulmani e a quanto pare, su richiesta degli imam locali, si ritirò persino dai quartieri.
Ovunque, a Clichy, si sentiva invocare: «Allah akhbar!».


All’inizio del 2007 Angelo Hoekelet, immigrato congolese trentaduenne senza fissa dimora con lunghi trascorsi penali, aggredì due agenti che l'avevano fermato alla Gare du Nord di Parigi perché viaggiava senza biglietto.
Hoekelet si mise a urlare per chiedere aiuto, e decine - e alla fine centinaia - di giovani si radunarono urlando e intonando slogan, galvanizzati da racconti ingigantiti trasmessi di cellulare in cellulare.
Ne seguì una rivolta che durò fino a notte fonda, tra incendi, saccheggi, vetrine infrante e cartelloni pubblicitari distrutti da giovani armati di spranghe. I rivoltosi intendevano attaccare la Francia e i suoi simboli: «Nell'istante in cui un agente o poliziotto ferma qualcuno», dichiarò un leader sindacale della polizia dopo l'episodio, «la folla non cerca di capire che cosa stia succedendo e se la prende con l'uniforme».
Quando Hoekelet fu arrestato, qualcuno tra la foIla prese a urlare, come era ormai normale in simili circostanze: «Nique la France!» («In culo alla Francia!»).


Le rivolte continuarono a dilagare. Milioni di francesi della classe media che fino al 2005 avevano sostenuto politiche di tolleranza nei confronti delle banlieues, finirono per invocare l'assunzione di poteri speciali da parte dei governi.
Centinaia di giovani che appena prima delle rivolte dei ghetti non erano in grado di preparare bombe molotov, si distinsero come esperti leader paramilitari.


Negli ultimi giorni del 2007, a Villiers-le-Bel, tra le comunità che due anni prima erano rimaste relativamente tranquille, un marocchino quindicenne di nome Moishin Souhelli e il suo amico senegalese Larami Samoura, di 16 anni, mentre viaggiavano a settanta chilometri orari a bordo di un motorino andarono a schiantarsi contro un'auto della polizia e rimasero uccisi.
Stavolta gli scontri raggiunsero l'apice della violenza in sole 48 ore. Nel giro di una notte furono incendiate 138 auto e feriti 82 poliziotti, molti per mezzo di armi da fuoco.
Il giorno seguente, per riportare l'ordine nel quartiere fu necessario il dispiego di 1’000 poliziotti pesantemente armati. «Qui vivono intere popolazioni che non sentono più di appartenere a questo paese», disse lo sconfortato socialista francese Malek Boutih, segretario per le Questioni sociali ed ex presidente di SOS razzismo.
Aggiunse che la violenza era in aumento e che avrebbe continuato ad aumentare.
L'elemento nuovo e inquietante emerso a Villiers-le-Bel, fu che i residenti erano pronti allo scontro con le autorità già prima che i due ragazzini andassero a schiantarsi con il motorino.
Avevano accumulato scorte di benzina, e utilizzavano walkie-talkie per tenersi informati sui movimenti della polizia.


Conclusione
Alla luce di quanto riportato finora, sembra abbastanza evidente che si debba considerare l’immigrazione islamica in Europa una vera e propria minaccia.
D’altronde, nel febbraio di quest’anno, diversi leader europei, tra i quali David Cameron e Angela Merkel, hanno laconicamente decretato il fallimento del multiculturalismo.


Ma ci sovviene una domanda: è l'islam il problema oppure siamo noi? O entrambi ? Diteci liberamente la vostra.


Articolo firmato LA SAPIENZA


Fonti:
- Islam ed Europa, Jack Goody
- A Union of a Certain Age, Nicholas Eberstadt
- Sleepwalking to segregation, Trevor Phillips
- Une mosquée à Munich, Ian Johnson
- Reflection on the Revolution in Europe, Christopher Caldwell




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Post n° 12 : Paolo & Albero -

Racconto - Invisibile ma tangibile


4.6.12

W L'HOCKEY



Gustavo è un bimbo che ha appena tre anni. 

Da sei mesi sta combattendo contro la leucemia. Carlos, il padre ha deciso di lasciare il "lavoro" per stargli vicino

E ha ricevuto l’appoggio incondizionato di tutti i suoi colleghi.

Questa storia, tristissima, potrebbe valere per chiunque di noi. 
Un parente, un vicino di casa, un amico. 
Invece è quella di una star del calcio mondiale: Carlos Martins, 30enne centrocampista portoghese. 
Il lavoro è ovviamente il pallone e  Carlos ha deciso di accantonarlo, rifiutando persino la chiamata del suo Paese per Euro 2012.

La parte bella di questa storia è che Gustavo ha una possibilità di sopravvivere e questo grazie al trapianto di midollo. 
Con l’aiuto dei compagni del padre (i colleghi della nazionale portoghese) è infatti stato trovato un donatore compatibile. “Dopo la partita di qualificazione contro la Bosnia Erzegovina, Carlos è scoppiato in lacrime nello spogliatoio" ha detto Cristiano Ronaldo, stella lusitana e del Real Madrid.
"Noi non abbiamo fatto altro che stargli accanto”.

Lo stargli accanto si è tradotto in una conferenza pubblica nella quale la squadra, affidatasi proprio al portavoce Ronaldo, ha chiesto a tutto il Portogallo di aiutare il compagno sfortunato. Da quel momento ben 40'000 persone, un piccolo esercito, si sono sottoposte ai test per scovare un donatore compatibile. 


Ora quel miracolo (le possibilità erano una a 100'000) pare essersi avverato. 
Carlos non aiuterà la propria nazionale a vincere gli Europei, è vero, ma forse potrà dare una mano a Gustavo a vincere la propria partita con la vita. E sono sicuro che il gol più bello sarà il sorriso ritrovato  di questo pupetto.
















A me continua a piacere l'hockey, però adesso anche il calcio potrebbe piacermi ^-^


Ola' Gustavo !
Ricky














Per qualsiasi informazione:

campeggio.studenti.notav@gmail.com

3461771133 (Andrea)

3315985618 (Giovanni)

Komitato Giovani Notav 

Kollettivo Studenti Autorganizzati (Torino)





Post n° 11 : La sapienza -
Mamma lì arabi...



1.6.12

ALEXA ed io



La donna non è affidabile. Una lady Bau lo è. 

Abbaia quando ha paura, scodinzola quando è felice, guaisce quando soffre, lecca le persone che ama.  È la quintessenza dell’affidabilità, della trasparenza. La donna no, è un libro chiuso o quasi, per me. E se lo si apre, è scritto in una lingua a me incomprensibile. Quando la donna mostra i denti non so se è per ridere di me o se è irritato per qualcosa che ho fatto, o magari furiosa per qualcosa che non ho fatto. Non capisco perchè loro non possano condividere l’agio del tetto comune con Alexa, che anziché starsene fuori in un’isolata cuccia, fredda d’inverno e torrida d’estate possa così condurre una vita da distruttrice di pantofole, da tester ufficiale di telecomandi (nuovi e poi ben sbavati), da rottamatrice di divani antiacaro, zecche o quant'altro...  Se poi vuoi per invidia (ma non credo), vuoi per altruismo spontaneo nel bel mezzo di... arriva di corsa con in bocca le sue mutandine... allora mi arrendo. 


Mica posso scegliere: o lei o l'altra. 
Tutte e due no? 
Una cosa mi è alquanto strana: da quando gli fatto ascoltare questa musica (The Rolling Stones Doo Doo Doo Doo ) la sera non prende sonno se non la risente. Si sdraia sulla stuoia, con due balzi elettrizza le zampe, apre la bocca ed emette un labile suono (un leggero uluato da gentile signora educata). 
Poi la mattina io mi ritrovo ad un angolo del letto, senza coperte, pochi centimetri di cuscino, e lei, la padrona, sdraiata di traverso, a zampe all'aria con la testa tra i due cuscini che ronfa a bocca aperta piacevolmente...

Credo di aver allevato una Wonder Dog ... Doo, doo doo doo doo doo doo, doo doo doo....


Albero



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Post n° 10 : 
Ricky  - W l'hockey...

Lunedì 4 Giugno 2012




 

30.5.12

LIBERI



Il sole tramonta all’orizzonte
e perde colore tra le filastrocche
che odorano già d’incenso antico
tra polvere di stelle
di pensieri assopiti
che l’ombra della luna nasconde 
ai fragili sogni di un silenzio immaturo
e prima che dall'infinito rinasca il giorno
parla il mare
appaggato dalla notte
mentre la tartaruga marina
si strugge per la riva
umida di sale
incipriandosi di libertà


Katia



Il 2 Giugno  la parata va annullata 

e i fondi destinati 

alle popolazioni colpite dal terremoto !!!

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Post n° 10 : Albero
Alexa ed io
Sabato 2 Giugno 2012


28.5.12

'NDRANGHETA



Piacevole dissertazione con 

Francesco Forgione  ex presidente della commissione parlmantare antimafie omonimo di tale Padre Pio da Pietrelcina. 

Se da qualche anno la ‘Ndrangheta si trova sotto la luce dei riflettori è anche merito suo, grazie ai lavori della Commissione parlamentare antimafia della XV Legislatura. Oggi l’Europa ha dovuto farsi l’idea che il fenomeno ‘Ndrangheta non riguarda più solo l’Italia. La ‘Ndrangheta è diventata l’organizzazione criminale più potente, grazie al traffico di cocaina e alla capacità di sfruttare le opportunità della globalizzazione. Si muove a suo agio ai quattro angoli del pianeta, gestisce traffici e capitali colossali, che incancreniscono l’economia. "Il 33 % dei grandi centri commerciali hanno capitale Ndranghizzato. Alcune grandi imprese hanno commesse gestite da clan malavitosi calabresi. Calabresi del Nord. Anche se Maroni è convinto del contrario. Le imprese edili che gestiscono cantieri pubblici sono assogettati a clan calabresi, hanno consiglieri in banche prestigiose, sanno prima degli altri dove investire e come, sono immersi nelle assicurazioni, nell'industria dolciaria, nelle vendite on-line, in due gruppi farmaceutici." La 'ndrangheta è l'unica organizzazione mafiosa ad avere due sedi; quella principale in Calabria, l'altra nei comuni del centro-nord Italia oppure nei principali paesi stranieri che sono cruciali per i traffici internazionali di stupefacenti. Un'organizzazione mafiosa che trova il modo di affrontare le sfide e i cambiamenti imposti dalla modernità globale, nel modo più sorprendente e inatteso: rimanere uguale a se stessa. In Calabria come nel resto del mondo. Per lei ex deputato ( nelle file di Rifondazione Comunista) i paesi europei dovrebbero cominciare a riflettere seriamente sull’unificazione delle norme antimafia e sull’introduzione di misure incisive per il sequestro e la confisca dei beni. "La 'Ndrangheta ha avuto la capacità di vivere inabissata per anni." Ma come ha fatto la ‘Ndrangheta a diventare così forte, tanto da scalzare dalla lista delle organizzazioni criminali più potenti Cosa Nostra e Camorra o la Mafia Russa e quella cinese? "Ha sfruttato due sue caratteristiche. Da un lato si è appoggiata sulla grande emigrazione calabrese nel mondo. Ha trasformato questa emigrazione in una vera e propria colonizzazione dei territori. A differenza di altre organizzazioni, quando i calabresi della ‘Ndrangheta arrivano in un posto, non si preoccupano solo di fare riciclaggio, ma insediano le loro strutture, le cosiddette 'ndrine', costituendo dei nuclei organizzati che strategicamente rispondono comunque sempre alla Calabria. La seconda caratteristica è la capacità che ha avuto la ‘Ndrangheta di vivere inabissata. Non ha mai sfidato lo Stato italiano, non ha mai fatto stragi come i siciliani con Falcone e Borsellino, non ha mai ammazzato politici importanti. Le classi dirigenti e il mondo dell’informazione hanno anche la loro parte di responsabilità, perché non l’hanno mai voluta vedere, ne far apparire sui loro giornali o tv." Anche la politica del resto. Tutto ciò ha consentito alla ‘Ndrangheta di accumulare capitali, di aumentare la sua forza senza essere sostanzialmente contrastata e di cogliere,a differenza di Cosa Nostra, impegnata prima nella guerra interna tra Corleonesi e vecchia mafia, poi nella stagione delle stragi , le opportunità offerte dalla globalizzazione del mercato. Ma quali capitali? "Almeno due. La prima è stata la possibilità di muovere capitali da una parte all’altra del mondo in tempo reale senza controlli. La seconda è stata il passaggio dal mercato dell’eroina, che per decenni era stato un’esclusiva dei siciliani, a quello della cocaina. Questo cambiamento ha trovato i siciliani impreparati e ha visto invece la ‘Ndrangheta proporsi come il grande broker internazionale, soprattutto nei traffici tra Sud-america ed Europa. In Germania ad esempio il traffico di droga degli ultimi vent’anni è passato per le pizzerie calabresi." La ‘Ndrangheta ha così potuto acquisire una grande potenza, non solo sul piano criminale ma anche su quello economico e finanziario. Per questo oggi tutti considerano che la ‘Ndrangheta sia più pericolosa rispetto alle altre organizzazioni. Comunque, malgrado questa sua capacità di vivere nascosta, da alcuni anni i riflettori sono puntati proprio sulla ‘Ndrangheta. Cos’è successo? "La ‘Ndrangheta ha commesso il più grande errore che poteva commettere, ovvero la strage di Duisburg (sei calabresi uccisi nella città tedesca nell’agosto 2007). Gli occhi dell’Europa e di parte del mondo si sono così fissati su una mafia che fino a quel momento aveva appunto vissuto nascosta tra le pieghe del tessuto sociale delle nostre città." Nel 2008 la sua commissione parlamentare ha pubblicato un rapporto dedicato esclusivamente alla ‘Ndrangheta. "Subito dopo, il Dipartimento del tesoro statunitense ha inserito la ‘Ndrangheta nella lista nera delle principali organizzazioni criminali mondiali. Tutto ciò ha fatto sì che ad interessarsi della ‘Ndrangheta non siano più stati solo gli apparati investigativi ma anche le istituzioni e l’opinione pubblica." Una cosa che stupisce della ‘Ndrangheta è questo suo essere estremamente moderno, questa sua capacità di muoversi senza problemi nel mondo globalizzato e la permanenza al suo interno di riti quasi ancestrali… "Credo che sia l’elemento vero della sua forza. Questa sua forte dimensione identitaria, coi sui riti, il rapporto osmotico con la religione, il senso d’appartenenza, le permette di costruire sempre attorno a sé la forza dell’omertà. Nello stesso tempo, ha una grande capacità imprenditoriale, sa utilizzare tutte le opportunità della globalizzazione attraverso una borghesia che si è relazionata non semplicisticamente con la ‘Ndrangheta, ma con la forza economica di questa organizzazione. Eppoi come spiegare il fatto che in quattro «cattolicissime» regioni meridionali si siano sviluppate alcune delle organizzazioni criminali più spietate e potenti al mondo? Come spiegare che la maggioranza degli affiliati a queste bande di assassini si dichiarino cattolici osservanti? Che rapporto c’è tra cultura mafiosa e cultura cattolica? E perché questo rapporto non è stato mai indagato in sede storica e, invece, è sempre smentito o sottovalutato?"  Come sono utilizzati gli altri paesi europei? Sono piuttosto delle basi per riciclare il denaro o anche dei territori dove impiantare traffici illegali? "Per entrambe le cose. Ma è soprattutto la Svizzera ad avere un problema in più, oltre alle ragioni finanziarie ben note dovute al suo sistema bancario. La Svizzera confina con la Lombardia, regione dove la ‘Ndrangheta ha una forma di controllo del territorio che, secondo i magistrati di Milano, è pari a quella calabrese. Si è arrivati a un punto tale che, come i loro omologhi calabresi, anche gli imprenditori taglieggiati in Lombardia si rifiutano di denunciare o anche di testimoniare. Il fatturato annuo di ’ndrangheta, cosa nostra e camorra, è di circa 130 miliardi di euro, superiore al Pil di Olanda, Austria e Belgio, e quasi il 10% della popolazione attiva nel Mezzogiorno lavora nell’industria mafiosa". Da che io so per diversi anni in Svizzera e in Europa è prevalsa l’idea che quando arrivano i soldi dei mafiosi, non arrivano i mafiosi. Ma da semplice crocnista mi sembra evidente che sia vero il contrario. Le mafie alterano il territorio e colpiscono il rapporto di trasparenza tra l’economia, il sistema delle imprese e quello creditizio.  Quindi che fare per lottare più efficacemente contro le mafie?. "Bisogna compiere degli sforzi per unificare la legislazione antimafia, quindi estendere il reato di associazione mafiosa a tutti gli ordinamenti europei. Si devono anche mettere a punto delle misure di sequestro e confisca dei beni, come succede in Italia. È necessario che vi sia una riconoscenza reciproca di questi procedimenti. Il tema delle mafie va affrontato se non su scala globale almeno su scala europea. Non basta dire tanto sono duecento anni che esistono le mafie in Italia..." Allora mettiamoci al lavoro. Insieme.

Tradotto dal tedesco - articolo  "La Ndrangheta secondo Forgione" - Tages Anzeiger - Aprile 2012




Perchè non c'è solo la mafia calabrese 
ma anche quella di stato.
Combattiamole entrambi !!!  






































Buon lavoro a tutti. 
E un saluto a tutti gli studenti.


Il Prof


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RICORDIAMO OGGI WALTER TOBAGI
ucciso dalle Brigate Rosse.
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Post n° 9 : Katia
"Liberi" - Poesia
Giovedì 31 Maggio 2012